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Moto ondoso

Vedi anche: Traffico e regolamenti

 

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Una delle tante proteste inutili contro il moto ondoso, nel 2004

Dieci ore di traffico: il pericolo corre lungo il Canal Grande

Il professor Joaquim Vogel morì il 17 agosto schiacciato da un vaporetto mentre si trovava in gondola con la famiglia sotto il Ponte di Rialto, nel punto più stretto del Canal Grande, a Venezia. A un mese esatto dalla morte, un veneziano molto attento ai problemi della sua città, Manuel Vecchina, pubblica il video che dimostra l'enorme pericolo dovuto all'alto numero di mezzi privati che circolano e fanno manovra proprio nel punto dove avvenne l'incidente.

Il gonfalone di Venezia a mezz'asta sul luogo dell'incidente mortale

Positivo a cocaina e hashish indagato anche il gondoliere. La Nuova Venezia 24 8 2013

 

A luglio avevo chiesto il test obbligatorio. Falconi: la sicurezza deve prevalere sulla privacy.

La Nuova Venezia 24 8 2013

Incidente in Canal Grande, cocaina
e hashish nel sangue del gondoliere

Nello scontro era morto il turista. Il "pope" Stefano Pizzaggia
indagato: rischia l'accusa di concorso in omicidio colposo

Il Gazzettino 24 8 2013

 

VENEZIA - Era drogato il gondoliere coinvolto nell'incidente di sabato scorso a Venezia, quando un vaporetto si è scontrato con una gondola ferendo mortalmente un turista tedesco, Jaochim Vogel. Nel sangue del "pope" sono state trovate tracce di cocaina e hashish. Il giovane, Stefano Pizzaggia, è stato iscritto nel registro degli indagati. 

Entra dunque in scena anche la droga nell'incidente sul Canal Grande. Le espressioni di solidarietà dei gondolieri, i bei gesti dei soccorsi, fanno a pugni adesso con gli esisti dei test tossicologici dai quali è emerso che il "pope" 25enne alla guida della gondola vittima dello speronamento del vaporetto era sotto l'effetto di stupefacenti. Un referto che potrebbe non cambiare nulla nelle responsabilità dell'incidente, ma porta anche il gondoliere Stefano Pizzaggia nel registro degli indagati del pm Roberto Terzo. 

Con lui salgono a quattro gli indagati per il tragico scontro di sabato scorso, quando il Canal Grande sembrava una tangenziale a Ferragosto, tanto era intasato di vaporetti, gondole e taxi. I primi a finire sotto l'occhio della magistratura erano stati il pilota del vaporetto coinvolto, Manuele Venerando, e quelli di altri due battelli pubblici dell'Actv in manovra. Pizzaggia, vittima dello scontro, potrebbe dover rispondere a sua volta di concorso in omicidio colposo, come conseguenza di altro reato, l'assunzione di droga. Non si conosce ancora quali siano le quantità di stupefacente riscontrate nel sangue del giovane dopo l'incidente; spetterà al magistrato stabilire se le sostanze avessero compromesso, e in che, il suo stato psico-fisico mentre portava la gondola. 

Questo mentre, terminata l'autopsia che ha confermato lo schiacciamento toracico come causa della morte di Vogel, si avviano in Germania i preparativi per i funerali del criminologo 50enne. Si terranno venerdì 30 agosto a Tubinga. Alle esequie parteciperà anche una delegazione di venti gondolieri, guidati dal presidente dell'Ente Gondola, Nicola Falconi. Non ne farà parte naturalmente Pizzaggia, che fino a ieri sembrava dovesse essere anch'egli della delegazione. 

Quello dell'uso di stupefacenti tra i gondolieri non è certo un problema nuovo per la categoria. Un mese fa, sulla spinta di una campagna mediatica, lo stesso Falconi aveva scritto una lettera all'Avvocatura Civica chiedendo lumi sulla possibilità di sottoporre i "pope" a test per alcol e droga che ne dimostrino l'idoneità, come avviene per chi conduce mezzi di trasporto pubblico Il quesito, ha spiegato Falconi, riguarda il fatto che i circa 400 gondolieri veneziani sono lavoratori autonomi, anche se su licenza data dal Comune. Si tratta di capire se prevalga da parte la considerazione del loro ruolo pubblico e quindi se il datore di lavoro - il Comune o lo stesso Ente Gondola - li possano sottoporre ai test. Contestualmente l'amministrazione di Ca' Farsetti sta procedendo a tappe forzate al ridisegno del traffico acqueo in Canal Grande. Sono venti i punti critici da affrontare per risolvere il caos di barche e vaporetti nel canalazzo, principale imputato della morte di Vogel. 

L'assessore alla mobilità Ugo Bergamo sta lavorando a piccola rivoluzione del traffico, non escludendo l'introduzione di 'fasce orarie' per il Canal Grande. Un piano che comprenderà anche i controlli dei vigili urbani, la permanenza dei pontili e le concessioni ai privati, la riconsiderazione degli stessi approdi lungo tutto il Canale di taxi, vaporetti Actv e gondole. Un'attività istruttoria iniziata oggi e che Bergamo conta di sottoporre già lunedì sera al vaglio del sindaco Giorgio Orsoni.

Turista schiacciato in gondola: «L'ho visto
morire davanti alla moglie e ai figli» /Foto

Un cameriere testimone della tragedia di sabato: «Il vaporetto
è partito, come se il conducente non si fosse accorto di nulla»

di Davide Scalzotto

VENEZIA - Ha visto la gondola schiacciata su quel pontile dal vaporetto, ha sentito le urla della moglie disperata, ha immortalato lo choc della bambina di 3 anni che ha visto il papà morirle davanti agli occhi, nell’ultimo disperato gesto di salvarle la vita. «Una scena sconvolgente, soprattutto per come in pochi istanti una famiglia è stata distrutta». Besart Bytyci è un giovane cameriere kosovaro che ha assistito all’incidente di sabato, costato la vita a un docente tedesco, morto su una gondola in Canal Grande, in quella che doveva essere una giornata spensierata.

L’incidente, che è costato la vita a Joachim Reinhardt Vogel, docente di diritto penale all’Università Ludwig-Maximilian di Monaco, è accaduto poco dopo mezzogiorno, in un punto del Canal Grande molto trafficato, appena dopo il ponte di Rialto. In quell’area ci sono gli approdi dei vaporetti, gli stazi dei taxi e delle gondole, gli ormeggi delle barche di trasporto merci. Ed è stato appunto un vaporetto, secondo una prima ricostruzione, a stringere la gondola verso la riva, schiacciandola contro il pontiletto del Magistrato alle acque.

Besart ha visto il battello che, dopo l’impatto, ha proseguito la sua corsa. «I gondolieri urlavano al pilota "fermati, non vedi cosa hai fatto", ma il vaporetto è andato avanti dopo aver rallentato un po’, come se non si fosse accorto di nulla». Poi, la scena più forte. «Il corpo del professore era steso nella gondola, la moglie cercava di scuoterlo e si aggrappava a lui urlandogli in tedesco "non mollare, non mollare". I due figli più grandi, di 10 e 8 anni, erano in piedi attoniti e la bambina piccola, di 3 anni, era anche lei caduta nella gondola. I soccorsi sono arrivati subito, dagli altri gondolieri e poi da vigili del fuoco e Suem. La moglie e i due figli più grandi sono stati portati su un’altra gondola e poi sul pontile, ma i bambini volevano a tutti i costi raggiungere il loro papà, al quale stavano praticando il massaggio cardiaco».

Il professore è rimasto schiacciato nel tentativo di proteggere la figlia più piccola ed è morto dopo un’ora in ospedale. «La bambina - prosegue Besart - è stata subito presa in braccio da un uomo e non piangeva, era sotto choc e coperta di sangue. Una scena che mi ha sconvolto. Si aggrappava a quell’uomo con tutta la sua forza, come se cercasse protezione. Non voleva più staccarsi, neanche quando l’hanno portata via per condurla in ospedale. Non dimenticherò mai quello che ho visto».

Lunedì 19 Agosto 2013 

 

Ricostruzione dell'incidente. Da Il Gazzettino

L'OPINIONE / Di turismo si può morire: alla ricchezza mancano le regole

Si può morire di incidente andando in gondola? Sembra un assurdo, ma nella Venezia assediata dal turismo e soffocata da un traffico ormai insostenibile è successo

 

Alberto Vitucci La Nuova Venezia 19 agosto 2013

 

VENEZIA. Si può morire di incidente andando in gondola? Sembra un assurdo, ma nella Venezia assediata dal turismo e soffocata da un traffico ormai insostenibile è successo anche questo. È la prima volta che un turista perde la vita per un incidente a bordo di quella che oltre ad essere la barca più famosa al mondo era anche considerata la più sicura. Ma i tempi cambiano. La mancanza di regole e freni al business del turismo ha prodotto una situazione esplosiva. Che i più sensibili difensori dell’ambiente denunciano da tempo. Ma che adesso, con la tragedia del povero cittadino tedesco schiacciato dal vaporetto, riprende attualità. Della straordinaria delicatezza di Venezia, città-miracolo nata sull’acqua dagli equilibri fragili, ci si accorge solo all’indomani delle grandi catastrofi. Fu così nel 1966, con l’alluvione, poi negli anni Ottanta con i morti di Marghera e l’inquinamento, le alghe i petroli, l’incendio della Fenice. E mentre il dibattito nazionale si concentra sulle grandi navi, le “piccole navi”, un tempo familiari alla città si stanno trasformando in pericolo. Non è più soltanto questione di “moto ondoso”, ma di un traffico ingovernabile - e ingovernato - con migliaia di passaggi al giorno nella via d’acqua più famosa del mondo, dove le regole le stabiliscono i più forti.

Una legge regionale consente ad esempio ai taxi di svolgere al tempo stesso attività di noleggio. Così chi crede di salire su un taxi si trova alla fine a contrattare la corsa. Le “carovane” con microfono lungo il Canal Grande hanno libero accesso invocando il “servizio pubblico”. In realtà si tratta di torpedoni - barche da 14 persone - noleggiate ai turisti. Prima conseguenza, l’occupazione di spazio prezioso sottratto ai servizi pubblici. Di una città “finita” e non modificabile nella sua estensione, dove il Canal Grande, la via principale, era nato per ospitare barche a remi e a vela, oggi è violentato da oltre cinquemila passaggi in un giorno. Di barche sempre più grandi, sempre più veloci, sempre più inquinanti.

Di chi è la colpa dell’incidente? Non del povero gondoliere, tantomeno del pilota Actv costretto alla retromarcia dalla babele di barche davanti a lui. Forse quella delle barche a remi o delle barchette dei veneziani - ormai sempre più rare e tartassate da regolamenti assurdi - o forse quella del povero turista, che non si era prima informato dei rischi che si possono correre a salire in una gondola. Adesso dopo il morto qualcosa succederà. I riflettori del mondo si accenderanno e tutti si chiederanno - come già per le grandi navi - come sia possibile che a Venezia sia permesso ai “Tir” e ai torpedoni d’acqua carichi di turisti di arrivare fin nel cuore della città storica. Il turismo è una ricchezza, ma le regole le deve fare l’autorità pubblica. Ascoltando tutti ma decidendo da sola per il bene collettivo. Nella città storica devono avere libero accesso i vaporetti di linea (ecologici e riorganizzati), i taxi (veri), le barche del trasporto merci (non troppo grandi), le barche a remi e le barchette a motore. Gli altri fuori. Altrimenti tra poco saremo qui a piangere un’altra disgrazia annunciata.

DOPO LA TRAGEDIA

Il sindaco Orsoni: "Nuovo modello di navigazione in Canal Grande"

Orsoni: «Scelte da fare, ma priorità al servizio pubblico». Ghetti: «Stop ai corporativismi». Venerdì vertice con l'assessore alla mobilità Ugo Bergamo

La Nuova Venezia 19 08 2013 Roberta de Rossi

 

VENEZIA. «Non è vero che regole non ci sono: il problema è che non sempre vengono rispettate. Dopo di che, è certo, il traffico in città è molto aumentato e va ripensato un nuovo modello di disciplina della navigazione, per capire come far convivere servizi pubblici e traffico turistico, come rivedere le fasce orarie già oggi esistenti sulla circolazione di imbarcazioni merci e turistiche, modificandole, e certamente rivedere la posizione di stazi di gondole e taxi. Serve una riflessione congiunta con tutte le categorie, ma - mi pare ovvio - se si tratterà di fare delle scelte la priorità dev’essere del trasporto pubblico che viene utilizzato da tutti, residenti e turisti».

Così, ieri, il sindaco Giorgio Orsoni, mentre sotto le finestre di Ca’Farsetti - e di casa sua, a San Silvestro - sfilava il corteo di gondole listate a lutto, dopo la cerimonia di cordoglio in memoria di Joachim Reinhard Vogel. Un paletto, il sindaco, lo fissa: se c’è da scegliere, i trasporti pubblici vengono prima di tutti, pur con l’obiettivo della convivenza tra esigenze di mobilità diverse e «regole certe e ferree».

Dopo di che, nella riunione convocata d’urgenza sabato sera con Avm-Actv, gli assessori Ghetti e Bettin, il comandante dei vigili urbani Marini, Orsoni ha anche chiesto all’azienda non solo una rapida inchiesta interna, ma anche di chiarire cosa ci facessero cinque vaporetti cinque ammassati in 150 metri di Canal Grande al momento della tragedia e di conoscere l’impatto sul traffico della protesta in atto da mesi da parte dei comandanti: se da una parte il rigoroso rispetto dei limiti di velocità non è uno “sciopero bianco” da parte dei comandanti - anche se talvolta esasperato dal lasciar acqua a ogni tipo di imbarcazione - dall’altra non solo non ha evitato la tragedia di sabato, ma determina come contraccolpo convogli di mezzi in ritardo e in attesa di approdo in mezzo al Canal Grande e in Bacino, con gravi problemi di manovra, come è avvenuto sabato. Lo riferisce l’assessore alla Pianificazione strategica Pierfrancesco Ghetti.

«Abbiamo preso visione del filmato dell’incidente, ripreso dal sistema di videosorveglianza del Comune, Argos (e consegnato alla Procura, che indaga per omicidio colposo, ndr)», racconta Ghetti, «e in quel momento c’erano ben cinque vaporetti in quel tratto di Canal Grande: la magistratura accerterà le responsabilità e il traffico in quel tratto di Canal Grande è folle, con gondole che sbucano da rio di San Luca e dallo stazio, taxi a decine, barche da trasporto... c’è di tutto, troppo. Però è certo che anche questo “sciopero bianco” aggrava la situazione, perché si creano convogli di mezzi Actv in ritardo che si accumulano ai pontili».

Ai vigili urbani e agli uffici trasporti, il sindaco Orsoni ha poi chiesto anche di avere un quadro delle concessioni acquee lungo tutto il Canal Grande: in tal senso, sarà valutato il mantenimento anche del pontile di rappresentanza del Magistrato alle Acque - contro il quale il vaporino ha schiacciato la gondola - molto grande in uno dei tratti più stretti e trafficati del Canal Grande.

«Ovvio che questa tragedia deve spingerci tutti ad affrontare con determinazione la situazione», conclude Ghetti, «ma nessuno deve chiamarsi fuori da responsabilità. Il tavolo di confronto - come ha assicurato il sindaco - sarà attivato a giorni, ma tutte le categorie devono fare un passo indietro, non possono puntare l’indice e poi dire “io non mi muovo”. Sono il primo ad aver criticato il Vaporetto dell’arte e concordo personalmente sul fatto che Alilaguna debba avere pontiletti dedicati e anche non necessariamente centralissimi, ma tutte le corporazioni devono mettersi in gioco: i gondolieri non possono pretendere di uscire da stazi e canali avendo sempre strada e i taxisti devono rispettare distanze e, se necessario, anche itinerari. Ci dicono: perché come Comune non avete agito prima? È vero. Però le corporazioni da mesi si oppongono a ogni modifica di quelle che sono più che altro abitudini e non vero interesse: accettassero la novità, scoprirebbero che il business non ne risentirebbe. Va superato un atteggiamento di chiusura ed aprirsi a un nuovo regolamento acqueo che garantisca tutti, ma assicuri il servizio pubblico».

Nonostante il tam tam di sabato sera annunciasse già per oggi un incontro, in assenza di convocazioni ufficiali ieri alle diverse categorie, l’appuntamento certo resta quello già in programma per venerdì, al ritorno dalle ferie dell’assessore alla Mobilità Ugo Bergamo.

Da parte loro i piloti Actv chiedono più pontili, di valutare passaggi obbligati attraverso il Rio Novo per i taxi che da piazzale Roma-Stazione devono andare verso San Marco, soprattutto, di rivedere tempi di percorrenza e che il Comune assuma decisioni su chi ha la priorità di transito in Canal Grande - con le gondole che escono a convogli dai canali a ridosso dei pontili, come nel rio di San Luca e i taxisti che viaggiano in colonna sempre guardando dall’altra parte - come pure in Bacino, dove il problema sono granturismo e grandi navi, o alla stazione, con un via vai di taxi dalle rive, tra taxi i pontili Actv. «Ora come ora sembra di lavorare in un mercato sulle barche a Bangkok: navighiamo a vista», commenta un pilota. Su un punto, però, comandanti e gondolieri si trovano d’accordo, puntando l’indice sui passaggi del semi-deserto Vaporetto dell’Arte e le fermate agli stessi imbarcaderi dei mezzi Alilaguna, per i quali servono pontiletti ad hoc. Ogni decisione del Comune scontenterà qualcuno, ma va presa.

 


 

Moto ondoso ai limiti Si strappano le corde e i pali delle gondole

La protesta dei gondolieri del traghetto davanti al Danieli «Qui c’è una situazione esplosiva, qui lavoriamo a rischio»

di Alberto Vitucci

VENEZIA. «Sabato e domenica è stato un disastro. Qualche controllo dei vigili c’era, ma non basta. Qua si rischia ogni giorno, rischiano i turisti di andare in acqua, rischiamo noi. O si fa qualcosa o dovremo cambiare strategia». Daniele D’Este, giovane bancale del traghetto Danieli, allarga le braccia sconsolato. «Cerchiamo il dialogo, ma non succede nulla e la situazione peggiora», dice, «i colleghi non ce la fanno più». Dura protesta in arrivo dai gondolieri per un moto ondoso ormai ai limiti. La situazione a San Marco in questi giorni di Biennale ha superato l’emergenza», denuncia Aldo Reato, presidente dei bancali e dei gondolieri veneziani. Ieri secondo vertice tecnico con i responsabili di Actv, motoscafi, Alilaguna. Si cerca un modo per ridurre almeno i danni provocati dalle manovre dei vaporetti e dall’eccessiva velocità dei motoscafi. Ma è come svuotare il mare con un cucchiaio. Ieri, finita la tre giorni di fuoco della Biennale e il via vai forsennato di taxi e vaporetti carichi di visitatori, la situazione moto ondoso era di nuovo al livello di guardia. «Quest’anno abbiamo pagato 50 mila euro di pali, distrutti dal moto ondoso», dice D’Este, «non parliamo dei 130 mila euro che il nostro traghetto paga per i posti barca. Ma adesso le gondole non si possono più nemmeno legare, le corde si strappavano per i colpi e le abbiamo sostituite con elastici. Non serve a niente che vengano i vigili due ore, o la barca dei carabinieri nel tardo pomeriggio. Ci vuole un controllo continuo. Ormai questa è un’area a rischio». Traghetti e stazi in subbuglio. E convivenza sempre più difficile con i vaporetti. Ma le onde non sono soltanto un problema di San Marco. Anche in Canal Grande i motoscafi viaggiano spesso ben oltre i limiti, alle Fondamente Nuove arrivano planando dal canale di Tessera. Impossibile far benzina al distributore delle Fondamente Nuove, a rischio anche le barche a remi e le canoe della Canottieri Querini. «L’educazione non c’è più», dice un vecchio regatante, «la vigilanza non si vede. E il moto ondoso aumenta». I motoscafisti regolari danno la colpa agli abusivi, i gondolieri all’Actv, tutti ai diportisti, che però rappresentano in Canal Grande solo il dieci per cento del traffico totale. Un sistema da rivedere completamente, quello del traffico acqueo. Con limiti assurdi: cinque chilometri l’ora in Canal Grande e nei rii. che diventano 7 per i taxi e 11 per i vaporetti. 11 chilometri a San Marco, 20 poco più in là. Scafi non adatti alla laguna, motori troppo potenti. E le onde aumentano. San Marco e la Giudecca nel weekend parevano un mare in tempesta.

La Nuova Venezia 5 giugno 2013


 

Nei rii divieto di ormeggio Multe a raffica e proteste

Centinaia di contravvenzioni dei vigili che applicano alla lettera il regolamento L'articolo 5 vieta «l'abbandono di natante». E nessuno può scendere a riva

 Alberto Vitucci La Nuova venezia 28 luglio 2012

 

A Venezia non si può più andare in barca. O meglio, in barca si può salire, ma è vietato scendere e ormeggiare. E' l'esito clamoroso dell'applicazione rigida di un codicillo contenuto nel nuovo «Regolamento della circolazione acquea per i rii di Venezia», approvato dal Consiglio comunale nel dicembre scorso. Negli ultimi mesi sono centinaia le contravvenzioni verbalizzate dai vigili urbani a carico di veneziani e diportisti, il «reato», punito se va bene con 66 euro di multa, è quello dell’abbandono dì natante». Proteste degli interessati, che pensano a costituirsi in comitato e minacciano manifestazioni e ricorsi. Perché in questo modo, dicono, «a Venezia in barca non ci potrà più andare. Le rive saranno monopolio delle categorie, in particolare di gondole e taxi. Chi ha una barca non la potrà più usare». Così Venezia sta cambiando pelle un po' alla volta, perdendo la sua caratteristica unica al mondo di città d'acqua e di barche.

 Succede che nei raid sempre più frequenti - nei rii del centro storico ma anche al Lido - i vigili contestano alle barche ormeggiate l'articolo 5 comma 2 del nuovo regolamento che recita: «E' vietato lasciare incustodite le imbarcazioni sulle rive e nelle fondamente ad eccezione di quelle regolamentate con soste a tempo limitate». Ma le soste a tempo limitato per ora non esistono. Non ci sono in città ormeggi per poter attraccare e scendere a riva. Nel centro storico le rive pubbliche sono state «divise» tra le categorie. Gondolieri, e poi taxi e merci.

Non si può attraccare nemmeno al Lido, se non a proprio rischio. E anche l'accesso alle spiagge è precluso. Le barche devono fermarsi a 500 metri dalla riva, non ci sono punti di accesso. «Tra questo e l'aumento degli spazi acquei ci costringono a vendere le barche», si sfoga un anziano pescatore. «Altri minacciano esposti alla magistratura. «Viene leso un diritto, e poi viene impedito agli occupanti della barca di scendere a terra e di allontanarsi». «La norma è nata per stroncare i furbi», provano a spiegare all'Ufficio del Traffico Acqueo, «perché c'era chi lasciava la barca nei posti acquei senza pagare il canone. Altri che occupavano le rive pubbliche». Ma una sosta di mezz'ora non può essere paragonata all'«abbandono di natante». Che fare se bisogna scaricare a casa un pacco o se si deve accompagnare una persona? Perché non pensare, come succede in terraferma, ad aree di sosta, magari a tempo, com'era stato promesso? Intanto i vigili colpiscono, e le proteste aumentano. Gondolieri che vanno al lavoro con il barchino, piccole imprese che ormeggiano per consegnare un televisore, veneziani che nonostante l'invasione del turismo vogliono mantenere la tradizione di andar per acqua con le imbarcazioni tradizionali e le piccole barche a motore. La protesta sale.

 400 ordinanze per il traffico

Una babele di ordinanze, oltre 400. Divieti e regole spesso in contrasto tra loro. Ma un vero Piano del Traffico non c'è. impossibile per chi lavora in barca o la usa per diporto conoscere il contenuto dei provvedimenti. Sensi unici e rii blu, limiti di larghezza e velocità. Obbligo di stare a sinistra, età minima di 14 anni anche per andare a remi. Ma il caos aumenta. E i comitati chiedono la revisione di alcune norme   (a. v.).

 


«Canal Grande a rischio» allarme dei piloti Actv

Collisioni sfiorate negli ultimi giorni, traffico ormai fuori limite. Aree ad alta pericolosità come Ferrovia, Rialto e Riva Schiavoni. «Navigare è faticoso»

 

Vaporetti a rischio in Canal Grande e in Bacino San Marco. Troppo traffico turistico e i piloti lanciano l’allarme: «Così viaggiare è diventato pericoloso». Una nuova emergenza per il traffico acqueo, giunto in questi giorni di massimo afflusso turistico quasi a saturazione. Segnalazioni numerose sono arrivate alla centrale operativa dell’azienda di trasporto e al Comune da parte di piloti di vaporetti e motoscafi che hanno rischiato la collisione. «Ogni giorno è peggio», denunciano. E chiedono controlli più efficaci e nuove regole. Il mezzo pubblico dovrebbe avere sempre la precedenza. Ma nei punti nevralgici (San Marco, Rialto, Ferrovia) quasi mai è così. Manovre improvvise di taxi che escono in retromarcia a pochi centimetri dalla prua del vaporetto. Motoscafi turistici in mezzo al Canale. Gran Turismo che fanno manovra anche in posti molto stretti, come davanti alla stazione di Santa Lucia, dove il Comune ha allestito un nuovo approdo per taxi in mezzo a due pontili Actv. E manovre ad alto rischio a San Marco, al Danieli e in Riva Schiavoni, davanti alla caserma Cornoldi, dove a decine i Gran Turismo arrivano e partono carichi di turisti «tagliando» le rotte dei mezzi di linea. Da anni si chiedono soluzioni alternative, terminal decentrati a Sant’Elena e Giardini – erano stati richiesti dai comitati e già progettati – pontili riservati ai taxi e non ai motoscafi a noleggio, riduzione del traffico. Ma un nuovo Piano tarda ad arrivare, e la situazione peggiora. I motoscafi sono in aumento, in questa stagione sempre in servizio. E si rischia la collisione. È successo l’altro giorno, nel primo pomeriggio, davanti alla stazione di Santa Lucia, qualche ora più tardi in bacino San Marco.

Protestano i gondolieri, per il moto ondoso del Bacino che mette a rischio la sopravvivenza delle gondole con onde alte e continue. Anche loro a volte sono protagonisti di manovre impreviste. Soprattutto in uscita dai rii di San Luca, della Banca d’Italia, dell’Olio. Cortei che non si fermano anche se il battello suona e chiede strada. «Ma i comandanti lasciano la marcia avanti a tutta e producono una scia pericolosa», replicano i gondolieri. Sotto accusa i vaporetti anche per le alte velocità – ben oltre i limiti di 11 chilometri orari (7 per i taxi, 5 per le barchette)- in Canal Grande e bacino San Marco. Soprattutto con la bassa marea, dicono, la restìa, cioè l’onda di risulta, può essere molto pericolosa.

Intanto in Canal Grande siamo vicini alla paralisi. La mattina presto alla stazione caricano i Gran Turismo, poi i taxi, in mezzo ai due pontili di linea 1 e 2. In mattinata ci sono anche le barche di Vesta e i barconi da trasporto. Nel pomeriggio le «carovane» di motoscafi a noleggio in gruppo carichi di turisti. Per i residenti e il servizio pubblico la sopravvivenza è sempre più difficile.

Alberto Vitucci La Nuova Venezia 27 luglio 2012

L’EMERGENZA L’assessore Ugo Bergamo: «Solo unificando le competenze si può intervenire»
 
Moto ondoso, il Comune chiede poteri
 
Tassisti, gondolieri, trasportatori, Actv ascoltati in commissione a Ca’ Farsetti: tutti contro tutti

BACINO SAN MARCO Il recupero della gondola affondata il 26 agosto


Mercoledì 14 Settembre 2011,
«È necessario un appello trasversale al governo, affinché l'intera gestione delle acque veneziane sia di completa pertinenza del Comune». 
      L'assessore Ugo Bergamo ha posto questa opzione come base fondamentale per contrastare il moto ondoso. Ieri, attesa da molti, si è riunita la IV commissione (Traffico acqueo), presenti tutte le categorie interessate. «Risulta paradossale - ha continuato Bergamo - che tratti come il canale della Giudecca siano di pertinenza dello Stato. In questo modo non vengono applicate le medesime normative». 
      A seguito della difficoltà dei gondolieri e dei recenti episodi che hanno visto il rovesciamento di gondole con clienti a bordo, la commissione voleva ascoltare tutti coloro che per lavoro vanno per acqua, cercando proposte e convergenze. Invece, tutti sono rimasti nella loro sfera privata, sciorinando le proprie necessità. Nulla di fatto, quindi, solo una sequela di diritti e di accuse, sintetizzate dal consigliere Renzo Scarpa (gruppo misto): «In queste riunioni ciascuno espone un problema, che è sempre causato da altri». 
      In effetti, ieri nessuno si è sognato di fare sistema; nemmeno i gondolieri, rappresentati dal presidente Aldo Reato, hanno alzato la voce, limitandosi all'osservazione di come il lavoro sia divenuto pericoloso soprattutto allo stazio Danieli ed auspicando soluzioni amministrative. Tutto qui, quasi a non disturbare il conducente. 
      Inizia Marino Fontanella, direttore Actv del traffico acqueo: «Purtroppo la flotta complessiva che naviga in laguna è diventata illimitata - ha detto - I nostri orari sono stati calcolati in base al rispetto della velocità: se dobbiamo abbassarla ancor più, dovremo sopprimere corse oppure aumentare i tempi di percorrenza, con disagio per turisti e residenti, oltre ad un inutile consumo di carburante». 
      Molte richieste di controllo sono state rivolte al dirigente della polizia municipale, Giordano Zuin: «Più di così non possiamo fare - ha ammesso Zuin - dall'inizio dell'anno ad agosto abbiamo comminato 1345 sanzioni, il 17 per cento ad Alilaguna, 165 ad Actv ed il restante ai natanti privati e ai taxi acquei. Fra questi ultimi c'è stato chi in nove mesi è stato multato 8 volte. Cerchiamo di controllare il più possibile». 
      Sebastiano Costalonga (Pdl) ha consegnato a tutti un dossier fotografico di tassì che hanno imbarcato dove non avrebbero potuto, perché limitati dalla targa rossa. Fra le foto, anche Valeria Marini in procinto di recarsi alla Mostra del Cinema. «Uno dei maggiori problemi - ha dichiarato Costalonga - sono i cosiddetti motoscafi abusivi, che acquisiscono la licenza in Comuni lontani, fino a Rosolina e oltre».
      Inasprire le sanzioni? Applicare la patente a punti, fino alla sua eventuale sospensione, sembra una buona soluzione a Camilla Seibezzi (Verdi) e a Marta Locatelli (Pdl), ma Bergamo ha fatto notare che sarebbe necessaria una variazione di normativa a livello statale, visto che tuttora non è altresì possibile sequestrare le barche che reiterano il superamento dei limiti di velocità. Marco Zuanich (Lega) vorrebbe un'indagine sulle voragini presenti sotto i palazzi del Canal Grande ed ha attaccato l'Actv per le modalità d'approdo, mentre il suo collega Giovanni Giusto si è scagliato contro Alilaguna, "rea" di sollevare troppe onde per carene non consone alla laguna.
Il Gazzettino, Venerdì 12 Agosto 2011,
Aumentano i controlli delle forze di polizia, ma aumenta anche il moto ondoso a causa dell’aumento del traffico acqueo. Il bilancio di luglio della Polizia municipale parla di 418 violazioni in un mese (2265 dell’inizio dell’anno) per superamento dei limiti di velocità. «Di queste 263 sono a carico di imbarcazioni iscritte sia alla navigazione interna sia alla navigazione marittima (cioè taxi e lancioni granturismo, ndr) - spiega il commissario capo Giordano Zuin - mentre 155 sono a unità da diporto. In linea con gli anni precedenti». Sono 115 le violazioni accertate in Bacino di San Marco dove il limite è di 7 km all’ora. Oltre il 10% imputate a mezzi Actv che per rispettare gli orari premono sull’acceleratore. Nel totale delle contravvenzioni figurano anche due notizie di reato per un conducente della linea 1 e per un trasportatore che ha perso il carico in Canal Grande. 89 sono le violazioni rilevate grazie al sistema delle telecamere Argos in canal Grande, dove si si concentra gran parte dei controlli, ma altri punti caldi sono i canali delle Sacche e delle Fondamente Nuove. Logico però che se i vigili dei canali vengono dirottati anche in molteplici altri servizi, tipo il presidio di campo Santa Margherita, in acqua la situazione può peggiorare. La polizia provinciale in luglio ha eseguito 59 controlli in 11 servizi in laguna di Venezia. Ma il problema è lungi dall’essere risolto. Andrea Bedin, presidente del Comitato Veneto Federazione Canoa Kayak, ricordando l’episodio in cui furono coinvolti due campioni di canoa videro affondato il loro k2 a Cannaregio, interviene con una nota polemica. «Non capisco come non possano vergognarsi i conduttori dei natanti del centro storico veneziano - sostiene - Non riesco a capire quanto devono essere grandi questi interessi che permettono ai conduttori di barche a motore di correre e fare onde senza il minimo rispetto per le persone e la città. Nessuna delle amministrazioni che si sono succedute al governo ha preso una posizione seria. Sono anni che le associazioni veneziane di canoa e canottaggio non riescono a far crescere i propri campioni (salvo rare eccezioni) e sono costrette a mille escamotage per gli allenamenti»
      Raffaella Vittadello

 


 

Moto ondoso in laguna emergenza dimenticata
Il Gazzettino 23 5 2011
TRASPORTO & AMBIENTE Le associazioni Italia Nostra Wwf, Lipu e Vas denunciano un andazzo pericoloso

 

Chi paga?

Moto ondoso, garitte addio. Alberto Vitucci. La Nuova Venezia 30 06 2010

          
Alcune delle garitte dei vigili perennemente vuote

  Una delle tante proteste inutili contro il moto ondoso, nel 2004


Un ufficio galleggiante contro il moto ondoso

 

Entra in esercizio il Rialto 720, gioiello tecnologico "made in Venice" È climatizzato e connesso alla rete. I controlli saranno veloci e precisi

 

Sembra un motoscafo come gli altri, ma in realtà il "Rialto 720" segna un punto di svolta per la polizia municipale. Da ieri gli agenti avranno a disposizione una barca costruita attorno alle loro esigenze, fatta per navigare in laguna con basso impatto ambientale, dotata di climatizzazione per lavorare a lungo e soprattutto connessa alla rete informatica del Comune. Insomma, un vero e proprio "ufficio mobile" dotato di scanner, computer, stampante. Tutto integrato e controllato secondo le più moderne tecnologie.
      Il "battesimo" della barca (anche se "asciutto", senza la bottiglia di champagne, come ha lamentato il sindaco) si è tenuto ieri di fronte a Ca’ Farsetti, con la benedizione di don Natalino Bonazza e la presenza dell’assessore alla mobilità Ugo Bergamo e del vicecomandante dei vigili, Alfonso Garlisi. Sette metri e 20 di lunghezza, 2 e 40 di larghezza per 160 cavalli di potenza, capaci di spingerla a 30 nodi. Niente vetro, ma polimeri ad alta trasparenza in omaggio alle norme di sicurezza. Il tutto per 152 mila euro, che tra l’altro avanzano dai fondi del Commissario al moto ondoso. «La stessa cifra - spiega Garlisi - che avremmo speso per una barca di serie. Tra un mese ce ne arriverà un’altra». Artefice della barca è il cantiere Starting Technologies di Mestre di Roberto Bolzonello, su progetto di Mauro Feltrin e Marzia Zangrando.
      «È una iniziativa importante - hanno commentato il sindaco e Bergamo - a disposizione della città».
      Ora non resta che attendere l’utilizzo effettivo in laguna, dal momento che il traffico a motore ha bisogno di essere disciplinato. La barca è collegata direttamente al sistema di telerilevazione Argos, che controlla il canal Grande e che segnala automaticamente quali mezzi superano il limite di velocità. In questo modo, sarà possibile intervenire in tempo reale e con informazioni dettagliate.

 

Da Il gazzettino 01-07- 2010

 

 
: penzo.gilberto