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Risvegli... |
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IL CASO Il Comitato della Geradadda, estromesso dalla
Fondazione veneziana, va alle vie legali |
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Bucintoro, la lite finisce agli avvocati |
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Lunedì 22 Novembre 2010, |
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Praticamente è ufficiale: si finirà a
carte bollate. Il contenzioso tra veneziani e
bergamaschi sul Bucintoro, la storica imbarcazione che
si vorrebbe ricostruire per rispovelrare la gloria della
Serenissima, arriverà nelle mani degli avvocati. Lo ha
annunciato ieri Vasco Grasselli, presidente del Comitato
della Geradadda, estromesso dalla realizzazione del
Bucintoro con una lettera dell’omonima fondazione
veneziana. Grasselli ieri è stato lapidario:
«Procederemo per vie legali per difendere l'onorabilità
e l'operosità del Comitato». Punto. I bergamaschi,
insomma, non ci stanno ad essere liquidati e non
accettano di essere scaricati da Venezia.
La decisione di "sospendere" la collaborazione con
il Comitato della Geradadda, ampio territorio in
provincia di Bergamo che fu sotto la Serenissima, è
stata annunciata con lettera perentoria firmata Giorgio
Paternò, a capo del comitato di presidenza della
Fondazione Bucintoro. Paternò non ha gradito l’attivismo
del Comitato bergamasco, con cui era stata sancita
un’alleanza nel nom e della storia comune, per la
realizzazione del Bucintoro. La componente lombarda,
guidata dalla locale Provincia aveva premuto
sull’acceleratore tanto da presentare di sua iniziativa
il progetto al presidente della Regione, Luca Zaia, e a
quella della Provincia, Francesca Zaccariotto. Mossa non
gradita da Paternò che, per parte sua, oltre alla
lettera con cui congeda il Comitato della Geradadda, ha
già chiesto un incontro al sindaco Giorgio Orsoni. Nel
frattempo, prima della politica, si muoveranno gli
avvocati. |
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Liti sul
Bucintoro, i veneziani "sospendono" i bergamaschi,
Paolo Navarro Dina, Il Gazzettino, Domenica 21 Novembre
2010 |
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Un Bucintoro carico di liti
«A noi
interessa una ricostruzione filologica, a loro costruire
un barcone» |
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La Fondazione Bucintoro ha sospeso la
collaborazione con il Comitato della Geradadda, che
era stato chiamato per dare una mano nell’impresa di
ricostruire l’imbarcazione simbolo della Serenissima.
L’accusa mossa dai veneziani al gruppo bergamasco è
quella di voler trasformare l’operazione in una "baracconata".
E non mancano anche i risvolti politici, viste le
simpatie leghiste dei comuni lombardi.
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Remi incrociati e botte da orbi,
metaforicamente ovviamente. E se poi il tema viene
condito di reminiscenze storiche, o magari con sfumature
politiche, beh diventa ancora più piccante. Per capire
bisogna partire dalla fine: la decisione solenne di
"sospendere" la collaborazione con il Comitato della
Geradadda, ovvero quel territorio in provincia di
Bergamo, bagnato dall’Adda che in questi anni ha
accettato in modo entusiastico, anche troppo, di
partecipare all’operazione di ricostruzione del
Bucintoro, simbolo della gloriosa Serenissima.
Progetto ambizioso nato sei anni fa per 15 milioni
di euro, ma che nel corso degli anni si è infranto sugli
scogli delle difficoltà economiche di Davino De Poli,
già costruttore navale a Pellestrina, che aveva
partecipato entusiasticamente al progetto per poi
abbandonarlo. Così la stessa Fondazione Bucintoro,
guidata non più da De Poli ma dall’avvocato vicentino
Ugo Dal Lago, aveva cercato una "sponda occidentale"
trovando disponibilità in alcuni comuni bergamaschi
legati ai fasti dell’«antico Leon». A poco a poco i
bergamaschi, anche in virtù di una disponibilità
finanziaria cospicua, si sono fatti prendere la mano.
Prima hanno costruito un antico remo, poi ne hanno fatti
altri quaranta. Poi una polena. Ma più di qualcuno a
Venezia ha cominciato a storcere il naso chiedendosi se
più che Bucintoro, secondo un’operazione filologicamente
corretta, si rischiasse di realizzare un "baraccone"
alla Gardaland. Lo dice bene il vicepresidente della
Fondazione, Roberto D’Agostino: «A noi non ci interessa
il folclore fine a se stesso, se il Bucintoro si deve
costruire lo si deve fare secondo criteri scientifici e
storiografici».
Così nuovo ribaltone nella Fondazione. Tanti
saluti a Dal Lago che mantiene ancora il "logo" della
Fondazione, e un nuovo comitato di presidenza guidato da
Giorgio Paternò: «C’è il Bucintoro - dice Paternò - ma
anche la volontà di creare un museo della costruzione
navale alle Galeazze dell’Arsenale». E così si giunge
alla "sospensione" dei bergamaschi. Facendosi prendere
un altro po’ la mano, la «quota lombarda» guidata dalla
locale Provincia aveva premuto sull’acceleratore tanto
da presentare il progetto al presidente della Regione,
Luca Zaia, e a quella della Provincia, Francesca
Zaccariotto, contando anche su più di una affinità
leghista. Ma Paternò ha già chiesto un incontro al
sindaco Giorgio Orsoni: «Vogliamo capire da lui se il
progetto è ancora negli obiettivi del Comune. A noi la
collaborazione con Bergamo interessa, ma a condizioni
precise. Nessuna baracconata, ma un progetto culturale
serio». |
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Pensavo
che con il fallimento del cantiere de Poli e la
liquidazione delle prime ordinate costruite, si potesse
mettere la parola fine alla decennale vicenda della
ricostruzione del Bucintoro, ma evidentemente non è
così: si è continua con nuovi sponsor, con le
celebrazioni e i
gemellaggi. Però è anche uscito un articolo,
che riporto in calce, nel quale si esprimono pesanti
critiche all'intera operazione...
segue |
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Saverio
Pastor
Il Gazzettino 23
-5- 2009
Bucintoro,
gli artigiani puntano il dito
Un gruppo di
"remeri" all'attacco: "la Fondazione che intende
ricostruirlo ha scippato tutti i nostri progetti."
"Ma quale ricostruzione filologica, non ha nulla a che
vedere con l'artigianato veneziano, è solo una delle
tante imitazioni a uso e consumo turistico". El Felze,
l'associazione dei mestieri che contribuiscono alla
costruzione della gondola, ci va giù pesante. E accusa
la Fondazione Bucintoro non solo di aver utilizzato i
suoi progetti, ma anche di aver costruito dei remi, a
prima vista, non "vogabili". Insomma, la storica
imbarcazione della Serenissima, simbolo dei fasti di
Venezia, è di nuovo al centro di un polverone.
E tutto a poche ore dall'appuntamento della Sensa che
vede rinnovarsi ogni anno lo sposalizio di Venezia con
il mare. Al centro del contenzioso ci sono i 42 remi che
andranno a coronare la ricostruzione del Bucintoro del
terzo millennio (il cui costo complessivo si aggira
attorno ai 15 milioni di euro): remi il cui progetto e
prototipo sono stati realizzati dagli artigiani
veneziani, ma poi costruiti in Trentino. Tanto che
l'associazione ha deciso di tutelare la propria immagine
per vie legali.
Da parte sua, la Fondazione per bocca del suo
presidente, Ugo Dal Lago, preferisce non commentare. "Il
28 maggio si riunirà il nuovo consiglio di
amministrazione - ribatte Dal Lago - faremo una
conferenza stampa non appena sarò in possesso di tutta
la documentazione per fare finalmente chiarezza. Noi
intendiamo donare a Venezia e a tutta l'umanità il suo
più grande gioiello, quelli che vogliono contribuire
sono benvenuti". Ma El Felze va all'attacco e
ricostruisce la vicenda. "Abbiamo discusso molto del
remeggio, perché la mancanza di reperti non ci aiutava -
spiega il presidente, nonché remer, Saverio Pastor - a
maggio del 2008 il Comitato Bucintoro della Geradadda,
istituito formalmente sotto la tutela e il patrocinio
della fondazione veneziana perché attui tutti gli
interventi in grado di portare a compimento questo
progetto, ci ha commissionato un modello in scala
ridotta del remo, per portarlo in visione alle locali
amministrazioni. I disegni presentati dal Comitato,
però, non andavano bene, e allora insieme all'architetto
navale e storico Ugo Pizzarello abbiamo elaborato un
progetto che fosse il più fedele a quello originario,
ossia un remo del 1830 conservato all'Arsenale".
Il remo è stato presentato alla Festa della Sensa del
2008. A novembre, poi, gli accordi prevedevano di
allestire un cantiere all'interno dell'Arsenale e di
iniziare la costruzione degli altri remi. In pratica, di
vedere l'Arsenale tornare di nuovo in vita, tra
decoratori, intagliatori, remeri e quant'altro. Tutte
lavorazioni che nel polo industriale avevano la loro
casa naturale. "Invece non abbiamo più avuto notizia
-spiega Pastor - qualche tempo fa abbiamo invece saputo
dai giornali delle Valli Bergamasche che erano state
realizzate delle statue e dei remi per il bucintoro;
qualche giorno fa sul sito della Fondazione sono
addirittura apparse le foto dei remi finiti, almeno la
metà di quelli necessari, sul modello progettato da
Pizzarello ed eseguito da me, con l'intaglio copiato
dall'intagliatore Marzio De Min".
Insomma, secondo El Felze la Fondazione si è appropriata
dei disegni degli artigiani veneziani estromettendoli
però dall'operazione. "Nostre ricerche hanno in realtà
appurato che di orobico c'è solo la dipintura finale dei
remi - annota ancora Pastor - mentre la loro
realizzazione materiale è merito di un macchinario a
controllo numerico di una ditta trentina. Tra l'altro,
crediamo che oltre al metodo sia sbagliato anche il
prodotto finale per la scelta del legname, larice
anziché faggio, per le modalità d'incollaggio, per la
definizione di certi particolari funzionali e certe
tecniche. I remi, quindi, ipotizziamo che non siano
vogabili". "Di ricostruzione filologica della barca
veneziana non c'è niente - commenta Pizzarello - stanno
adoperando tecnologie moderne. Noi non abbiamo nulla in
contrario, ma che non si strombazzi in giro che è una
ricostruzione filologica, è un insulto all'artigianato
veneziano".
Manuela Lamberti |
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... Ma per
dubitare della filologia dell’operazione Bucintoro
bastava ascoltare per qualche minuto le dichiarazioni
dei promotori e del progettista che, depurate della
retorica sulle glorie del nostro Leon, non davano
una sola indicazione tecnica per guadagnarsi la fiducia
non dico dei tecnici e degli storici navali ma neanche
dei comuni mortali.
Non
solo, ma ad ogni richiesta di maggiori delucidazioni
manifestavano solo la tenace e reiterata volontà di
mantenere segreto il progetto, che mi risulta nessuno
abbia mai visto.
Avevamo
stigmatizzato varie volte questo strano comportamento,
sia per iscritto che intervenendo ai vari convegni
sull’argomento dove ero sempre tacciato di disfattismo.
Ora prendo atto che anche gli artigiani del Felze se ne
sono accorti.
Leggendo l’articolo mi resta però una perplessità: se la
Fondazione avesse deciso di far fare i remi e le
sculture dagli artigiani Veneziani, il progetto sarebbe
tornato ad essere filologico?
La mia
modesta proposta per risolvere in maniera definitiva
questa e le altre ben più importanti problematiche
nostrane è di dare, non solo Venezia ma tutta l'Italia,
in gestione a un'altra nazione qualsiasi basta che sia a
Nord delle Alpi. Potremmo vivere di rendita e vedere
tutti i problemi svanire d'incanto, scoprendo che il
Paesaggio e la Cultura non sono costi ma miniere d'oro,
arrivando persino a tenere il Museo Navale aperto
anche il pomeriggio, la Domenica e le feste comandate! |
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FONDAZIONE Il sindaco nuovo presidente per il
rilancio
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Bucintoro, timone a Orsoni |
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Il Gazzettino, Giovedì 24 Marzo 2011, |
Il sindaco Giorgio Orsoni è il nuovo presidente
della Fondazione per il Bucintoro del terzo
millennio. Una svolta che conferma la volontà di
ripartire con serenità. L’entrata in campo del
primo cittadino, rappresenta una mossa
importante che conferma la volontà della
Fondazione di andare avanti, in questa scommessa
e di uscire dalle polemiche scaturiti con i
Comuni della gera d’Adda. «Sono convinto - ha
infatti annotato Orsoni - che riusciremo a
recuperare il rapporto con gli amici bergamaschi
in un’ottica di collaborazione, disponibilità ed
unità di intenti». Orsoni ha ricevuto il
testimone alla presidenza della Fondazione, da
Giorgio Paternò, che rimane, per volontà dello
stesso Orsoni, come segretario generale della
Fondazione. Lo ha stabilito il consiglio
d’amministrazione riunitosi ieri, in assemblea,
in Comune. Oltre ad Orsoni e Paternò, ci sarà il
vicepresidente Roberto D’Agostino e l’intero
consiglio confermato «in toto». «Ringrazio la
Fondazione, il suo presidente e tutto il
consiglio - ha detto Orsoni subito dopo la
nomina - per avermi onorato con questo incarico.
Credo moltissimo nel progetto, nella prospettiva
della sua serietà: il Bucintoro non è un
modellino ben fatto della storica imbarcazione
veneziana, ma è il recupero di una tradizione di
artigianato e di cultura che muove la
Fondazione. Mettendomi a disposizione di tutti
voi auguro un buon lavoro alla Fondazione».
L’insediamento è avvenuto con la consegna
del carteggio e dei piani di costruzione del
Bucintoro, la storica imbarcazione da parata
usata dai Dogi nelle feste, e dopo la sua
relazione, il presidente uscente Giorgio
Paternò, ha consegnato al sindaco anche una
Osella della Serenissima coniata appositamente
dalla Zecca dello Stato per la festa della Sensa.
«L’ingresso di Orsoni - ha commentato il
presidente uscente Paternò - è una grande
notizia e conferma la volontà della fondazione
di andare avanti con grande serietà e
dedizione». |
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