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Saverio
Pastor
Il Gazzettino 23
-5- 2009
Bucintoro,
gli artigiani puntano il dito
Un gruppo di
"remeri" all'attacco: "la Fondazione che intende
ricostruirlo ha scippato tutti i nostri progetti."
"Ma quale ricostruzione filologica, non ha nulla a che
vedere con l'artigianato veneziano, è solo una delle
tante imitazioni a uso e consumo turistico". El Felze,
l'associazione dei mestieri che contribuiscono alla
costruzione della gondola, ci va giù pesante. E accusa
la Fondazione Bucintoro non solo di aver utilizzato i
suoi progetti, ma anche di aver costruito dei remi, a
prima vista, non "vogabili". Insomma, la storica
imbarcazione della Serenissima, simbolo dei fasti di
Venezia, è di nuovo al centro di un polverone.
E tutto a poche ore dall'appuntamento della Sensa che
vede rinnovarsi ogni anno lo sposalizio di Venezia con
il mare. Al centro del contenzioso ci sono i 42 remi che
andranno a coronare la ricostruzione del Bucintoro del
terzo millennio (il cui costo complessivo si aggira
attorno ai 15 milioni di euro): remi il cui progetto e
prototipo sono stati realizzati dagli artigiani
veneziani, ma poi costruiti in Trentino. Tanto che
l'associazione ha deciso di tutelare la propria immagine
per vie legali.
Da parte sua, la Fondazione per bocca del suo
presidente, Ugo Dal Lago, preferisce non commentare. "Il
28 maggio si riunirà il nuovo consiglio di
amministrazione - ribatte Dal Lago - faremo una
conferenza stampa non appena sarò in possesso di tutta
la documentazione per fare finalmente chiarezza. Noi
intendiamo donare a Venezia e a tutta l'umanità il suo
più grande gioiello, quelli che vogliono contribuire
sono benvenuti". Ma El Felze va all'attacco e
ricostruisce la vicenda. "Abbiamo discusso molto del
remeggio, perché la mancanza di reperti non ci aiutava -
spiega il presidente, nonché remer, Saverio Pastor - a
maggio del 2008 il Comitato Bucintoro della Geradadda,
istituito formalmente sotto la tutela e il patrocinio
della fondazione veneziana perché attui tutti gli
interventi in grado di portare a compimento questo
progetto, ci ha commissionato un modello in scala
ridotta del remo, per portarlo in visione alle locali
amministrazioni. I disegni presentati dal Comitato,
però, non andavano bene, e allora insieme all'architetto
navale e storico Ugo Pizzarello abbiamo elaborato un
progetto che fosse il più fedele a quello originario,
ossia un remo del 1830 conservato all'Arsenale".
Il remo è stato presentato alla Festa della Sensa del
2008. A novembre, poi, gli accordi prevedevano di
allestire un cantiere all'interno dell'Arsenale e di
iniziare la costruzione degli altri remi. In pratica, di
vedere l'Arsenale tornare di nuovo in vita, tra
decoratori, intagliatori, remeri e quant'altro. Tutte
lavorazioni che nel polo industriale avevano la loro
casa naturale. "Invece non abbiamo più avuto notizia
-spiega Pastor - qualche tempo fa abbiamo invece saputo
dai giornali delle Valli Bergamasche che erano state
realizzate delle statue e dei remi per il bucintoro;
qualche giorno fa sul sito della Fondazione sono
addirittura apparse le foto dei remi finiti, almeno la
metà di quelli necessari, sul modello progettato da
Pizzarello ed eseguito da me, con l'intaglio copiato
dall'intagliatore Marzio De Min".
Insomma, secondo El Felze la Fondazione si è appropriata
dei disegni degli artigiani veneziani estromettendoli
però dall'operazione. "Nostre ricerche hanno in realtà
appurato che di orobico c'è solo la dipintura finale dei
remi - annota ancora Pastor - mentre la loro
realizzazione materiale è merito di un macchinario a
controllo numerico di una ditta trentina. Tra l'altro,
crediamo che oltre al metodo sia sbagliato anche il
prodotto finale per la scelta del legname, larice
anziché faggio, per le modalità d'incollaggio, per la
definizione di certi particolari funzionali e certe
tecniche. I remi, quindi, ipotizziamo che non siano
vogabili". "Di ricostruzione filologica della barca
veneziana non c'è niente - commenta Pizzarello - stanno
adoperando tecnologie moderne. Noi non abbiamo nulla in
contrario, ma che non si strombazzi in giro che è una
ricostruzione filologica, è un insulto all'artigianato
veneziano".
Manuela Lamberti |
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... Ma per
dubitare della filologia dell’operazione Bucintoro
bastava ascoltare per qualche minuto le dichiarazioni
dei promotori e del progettista che, depurate della
retorica sulle glorie del nostro Leon, non davano
una sola indicazione tecnica per guadagnarsi la fiducia
non dico dei tecnici e degli storici navali ma neanche
dei comuni mortali.
Non
solo, ma ad ogni richiesta di maggiori delucidazioni
manifestavano solo la tenace e reiterata volontà di
mantenere segreto il progetto, che mi risulta nessuno
abbia mai visto.
Avevamo
stigmatizzato varie volte questo strano comportamento,
sia per iscritto che intervenendo ai vari convegni
sull’argomento dove ero sempre tacciato di disfattismo.
Ora prendo atto che anche gli artigiani del Felze se ne
sono accorti.
Leggendo l’articolo mi resta però una perplessità: se la
Fondazione avesse deciso di far fare i remi e le
sculture dagli artigiani Veneziani, il progetto sarebbe
tornato ad essere filologico?
La mia
modesta proposta per risolvere in maniera definitiva
questa e le altre ben più importanti problematiche
nostrane è di dare, non solo Venezia ma tutta l'Italia,
in gestione a un'altra nazione qualsiasi basta che sia a
Nord delle Alpi. Potremmo vivere di rendita e vedere
tutti i problemi svanire d'incanto, scoprendo che il
Paesaggio e la Cultura non sono costi ma miniere d'oro,
arrivando persino a tenere il Museo Navale aperto
anche il pomeriggio, la Domenica e le feste comandate! |