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 Artigiani, maestri d'ascia e lavori "manuali"

 
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Dedichiamo questa pagina a riflessioni e citazioni su: artigiani, maestri d'ascia e in generale ai quelli che svolgono i mestieri a torto definiti "manuali". 

 


 

 

 

Artigiani a rischio estinzione, Il Venezia, 21 gennaio 2008

 


 

Il letto di ciliegio che allunga le nozze

di Mauro Corona

da La repubblica 27 gennaio 2008

 

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Il maestro d'ascia e la danza del legno

di Paolo Rumiz

La repubblica, 27 gennaio 2008

 

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  Aggiungo alcune mie riflessioni su questo tema, che mi è sempre stato molto a cuore, inserite in conclusione del libro Maestri d'ascia. Costruire barche a Venezia, edito da Marsilio:

Questo mondo [dei cantieri tradizionali] si è dissolto per parecchi motivi, il primo molto banale: si può guadagnare di più con molta meno fatica, meno rischi e problematiche. Per esempio affittando il cantiere per farne un deposito o un rimessaggio di imbarcazioni. 

Secondo: forte riduzione della quantità e della qualità della richiesta, i pochi che vogliono ancora una barca di legno per lavoro o sono dei nostalgici o chiedono solo quanto costa.

Terzo: aumento esponenziale degli oneri e delle prescrizioni, fiscali, ambientali, di sicurezza ecc. Quello che prima si faceva in modo ruspante, da soli, ora richiede almeno una segretaria, un commercialista, un addetto alle paghe e non di rado un avvocato, un architetto, un addetto alla sicurezza. È poi difficile spiegare al padrone di una barca che solo la minima parte del costo finale, è dato dal materiale e dal lavoro, mentre tutto il resto è rappresentato da oneri aggiuntivi.

Quarto: difficoltà a trovare allievi ed aiutanti; nonostante la tanto enfatizzata disoccupazione giovanile, non se ne trova uno disposto a rimboccarsi le maniche. Non solo, ma le giuste tutele che hanno ottenuto i lavoratori dipendenti, rendono in sostanza impossibile il lungo apprendistato necessario a diventare un carpentiere “finito”.

L’elenco potrebbe continuare a lungo, ma i motivi brevemente accennati sono per i più ampiamente sufficienti per gettare la spugna.

Non si tratta, però, solo di ragioni economiche, lo squerariolo abbandona anche perché non sente di avere più quella considerazione e quel prestigio di cui godeva. E non si riconosce più in un mondo sgangherato dove non vince il più abile, il migliore, ma il mediocre che, però, gode degli agganci giusti.

Ora ci sono solo “posti di lavoro” dove non è richiesta una qualche speciale abilità e dove si può imbozzolarsi al riparo da ogni critica; mentre i mestieri si basano essenzialmente sulla passione, sulla continua tensione al miglioramento, al gusto della personalizzazione delle proprie creature che rimangono tali, come i figli, anche dopo essere state consegnate (non vendute) al committente. 

GP 2005


 

   
: penzo.gilberto