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Aggiungo alcune mie
riflessioni su questo tema, che mi è sempre stato molto
a cuore, inserite in conclusione del libro Maestri
d'ascia. Costruire barche a Venezia,
edito da Marsilio:
Questo mondo [dei
cantieri tradizionali] si è dissolto per parecchi
motivi, il primo molto banale: si può guadagnare di più
con molta meno fatica, meno rischi e problematiche. Per
esempio affittando il cantiere per farne un deposito o
un rimessaggio di imbarcazioni.
Secondo: forte
riduzione della quantità e della qualità della
richiesta, i pochi che vogliono ancora una barca di
legno per lavoro o sono dei nostalgici o chiedono solo
quanto costa.
Terzo: aumento
esponenziale degli oneri e delle prescrizioni, fiscali,
ambientali, di sicurezza ecc. Quello che prima si faceva
in modo ruspante, da soli, ora richiede almeno una
segretaria, un commercialista, un addetto alle paghe e
non di rado un avvocato, un architetto, un addetto alla
sicurezza. È poi difficile spiegare al padrone di una
barca che solo la minima parte del costo finale, è dato
dal materiale e dal lavoro, mentre tutto il resto è
rappresentato da oneri aggiuntivi.
Quarto: difficoltà a
trovare allievi ed aiutanti; nonostante la tanto
enfatizzata disoccupazione giovanile, non se ne trova
uno disposto a rimboccarsi le maniche. Non solo, ma le
giuste tutele che hanno ottenuto i lavoratori
dipendenti, rendono in sostanza impossibile il lungo
apprendistato necessario a diventare un carpentiere
“finito”.
L’elenco potrebbe
continuare a lungo, ma i motivi brevemente accennati
sono per i più ampiamente sufficienti per gettare la
spugna.
Non si tratta,
però, solo di ragioni economiche, lo squerariolo
abbandona anche perché non sente di avere più quella
considerazione e quel prestigio di cui godeva. E non si
riconosce più in un mondo sgangherato dove non vince il
più abile, il migliore, ma il mediocre che, però, gode
degli agganci giusti.
Ora ci sono solo
“posti di lavoro” dove non è richiesta una qualche
speciale abilità e dove si può imbozzolarsi al riparo da
ogni critica; mentre i mestieri si basano essenzialmente
sulla passione, sulla continua tensione al
miglioramento, al gusto della personalizzazione delle
proprie creature che rimangono tali, come i figli, anche
dopo essere state consegnate (non vendute) al
committente.
GP 2005 |