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Ponte di Calatrava

 
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Un medico può seppellire i propri errori, ma un architetto può solo consigliare al cliente di piantare rampicanti. (Frank Lloyd Wright)
 
L'andamento sinuoso del mancorrente del Ponte di Calatrava

 

Corriere del Veneto 18 luglio 2011

IL CASO

Calatrava, il ponte divarica le rive
«Ci sono stati errori di progetto»

Conclusa la relazione dell’esperto, il professor Majowiecki, chiamato dal Comune di Venezia. Servirà manutenzione costosa e costante, opera in prognosi riservata

VENEZIA — Promosso dai 22 mila pedoni che ogni giorno lo attraversano, bocciato dagli esperti. A 15 anni dal primo via libera e a tre anni dall’inaugurazione, alla querelle sul ponte sul Canal Grande di Calatrava si aggiunge un altro capitolo polemico. «Un ponte in prognosi riservata» lo definisce l’ultimo esperto a cui si è affidato il Comune di Venezia. I suoi mali? Un’arcata troppo bassa, fondazioni troppo sollecitate, un numero così elevato di tentativi, non risolutivi, di risolvere il problema dell’eccessiva spinta sulle rive che si allontanano (si parla di millimetri) da far usare l’espressione «accanimento terapeutico». La prognosi — con la necessità di continui controlli e manutenzioni — messa nero su bianco nel collaudo che ne ha permesso l’apertura nel 2008, rimane riservata. Le conseguenze? «Un’onerosa eredità manutentiva per la pubblica amministrazione che non trova riscontro in alcun ponte di Venezia».

E’ questa la conclusione a cui arriva nel suo studio il professore di ingegneria bolognese Massimo Majowiecki chiamato a inizio 2010 dall’ex giunta Cacciari a rispondere alle contestazioni dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Di fronte a tanti problemi, l'attuale giunta di Venezia ha messo in dubbio anche la validità del collaudo «condizionato» del professor Enzo Siviero (è valido un collaudo condizionato? si chiede Ca’ Farsetti), negando il pagamento del saldo di 96 mila euro. Sollecitata dall’Autorità di vigilanza, Ca’ Farsetti ha presentato ricorso in tribunale per accertare le eventuali responsabilità del progettista, l’archistar Santiago Calatrava, e se i giudici riconosceranno colpe, per l’amministrazione, anche il collaudatore dovrà risponderne. Al Comune rimane una patata a dir poco bollente: il ponte continua a spostarsi quale «logica e diretta conseguenza di un errore concettuale nella progettazione preliminare, esecutiva e nella costruzione dell’opera », si legge nella relazione dell’ingegner Majowiecki consegnata al Comune poche settimane fa. «Gli spostamenti sono entro i limiti», garantiscono a Ca’ Farsetti. Quali però siano i limiti superati non si sa, perchè non sembra ci siano monitoraggi recenti. Il collaudatore (le cui osservazioni del 2008 sono simili a quelle dell’ultimo esperto) aveva segnalato che uno slittamento dentro i 50 millimetri sarebbe stato facilmente risolvibile con i martinetti idraulici (cosa avvenuta nel 2009).

Di certo c’è il fatto che Ca’ Farsetti sta valutando la soluzione di tiranti d’ancoraggio nelle fondazioni, come suggerito nella relazione geologica e geotecnica in caso di superamento dei limiti massimi, che appunto sono 50 millimetri. Sarebbe la soluzione definitiva? Secondo la relazione del professor Majowiecki no. Il danno è infatti a monte: l’arcata artistica del ponte è troppo bassa (ha un'inclinazione del 5,2 per cento contro il 12-33 standard), spinge sulle fondazioni provocando spostamenti orizzontali, rotazioni e pressione ai giunti. Tutti vizi di progettazione che oggi sarebbero irrimediabili. Eppure nel 2001, sottolinea il professore, l’ingegnere Giuseppe Creazza, consulente di Calatrava, aveva suggerito la soluzione: realizzare un collegamento in micro tunnel tra fondazioni per eliminare la spinta. Quella soluzione non fu accolta e «Creazza giustamente si dimise», ricorda lo studio. Le conclusioni del professor Majowiecki sono dure: parla di «incertezza decisionale» e di «un insuccesso rilevante sul piano dell’efficienza strutturale ». Come soluzione propone lo «spessoramento» delle fondazioni. L’ingegnere non rinuncia in finale a una critica alla «moda» dell’architettura moderna di sacrificare le leggi della fisica all’effetto scultoreo: «La volontà del progettista di ignorare l’insegnamento di preesistenti realtà nello stesso ambito costruttivo comporta un’oggettiva responsabilità». Difficile poi che chi deve collaudare l’opera di una archistar non subisca il peso di un’eccessiva riverenza.

Gloria Bertasi
18 luglio 2011

 
 

LA PROPOSTA Una signora infortunatasi sui gradini promuove la mobilitazione: «Incidenti ogni giorno»
 
«Un comitato vittime del ponte di Calatrava»
Il Gazzettino, Martedì 29 Marzo 2011,
Un comitato fra chi ha subito lesioni fisiche attraversando il ponte della Costituzione, da tutti chiamato "Calatrava". È l'idea nata ad Ammaria Stevanato, che pochi giorni fa si è fratturata l'omero cadendo sul ponte, dopo aver partecipato, a Venezia, ad un torneo di burraco. Dopo essere inciampata verso la sommità, la non più giovane Annamaria è piombata pesantemente a terra. La Sevanato abita in terraferma, ma è rimasta colpita dalle frasi dei medici e dal personale infermieristico dell'ospedale Civile, dove è stata trasportata con l'idroambulanza e medicata. «Al pronto soccorso tutti dicevano: «Toh, un'altra vittima del Calatrava» - racconta la signora - ed alle mie domande hanno spiegato che ci sono centinaia di casi di persone che si sono fatte male percorrendo il ponte, non solo anziani ma anche giovani. È scivoloso, non si vedono i gradini e si sta rivelando un ponte maledetto. Praticamente quasi ogni giorno qualcuno inciampa e rischia la salute. La denuncia alle autorità competenti non servirebbe a nulla, perciò invito tutti coloro che si sono fatti male a telefonarmi per costituire un comitato di incidentati ed avere più forza nel pretendere importanti modifiche alla struttura e chiedere il rimborso delle cure mediche». 
      La Stevanato, che ha allertato anche "Striscia la notizia" e "Le Iene", offre volentieri il suo ufficio e il numero telefonico 041.916065 per i contatti di merito. «Sono benestante - conclude - non cerco soldi né pubblicità personale, ma intendo battermi per far finire questa catena di incidenti».
      T.C.

Ecco come è andata a finire: nessun colpevole! Nonostante il magistrato parli di "gravissimi errori", di «radicale incapacità di comprendere la complessità tecnica inerente ad un'opera così ambiziosa» di «approccio semplicista e sbrigativo» di costi lievitati oltremisura. Per non parlare della assenza iniziale e successivo raffazzonamento dell'ovovia per disabili tuttora in forse! Evidentemente sperperare soldi pubblici, o dimostrare di non essere all'altezza della propria funzione d'ufficio non è reato. (vedi l'articolo de il Gazzettino e della Nuova Venezia

Non entro nell'opportunità o meno di aggiungere ulteriori flussi di turisti verso la Strada Nuova che proprio non ne aveva bisogno. Neanche dei costi, né delle infinite cause che precedono e seguono ogni opera pubblica che si fa in Italia. Mi limito a segnalare, da artigiano, le imperfezioni dell'esecuzione e l'incertezza di avviamento dei conci. Un disegno audace come questo richiede una raffinatissima esecuzione delle vertebre e dei correnti longitudinali. Come una imbarcazione,  quando lo si osserva di scorcio, ogni serpeggiamento o soluzione di continuità sono altrettanti aghi infilati negli occhi.

Tutte le irregolarità e le raffazzonature si possono trovare esaurientemente descritte nella pagina "Il ponte delle zonte" di Umberto Sartori.

Evidentemente queste sono ubbie di un vecchio rompiballe, visto che in tutte le nuove opere non si fa il minimo sforzo per raccordare armoniosamente almeno i conci di pietra, come avrebbe fatto il più sciatto dei tagiapiera

 
Il mancorrente dell'altro lato, entrambi come si vede sono costituiti da elementi rettilinei non raccordati fra di loro.
 
Vista di scorcio della struttura inferiore del ponte

 

Si veda questo dettaglio del nuovissimo ponte di Murano. Del quale segnalo che - in barba alla scoperta dell'arco - ha la struttura in cemento armato con i conci falsi incollati di sotto.
 
I conci del ponte privato ai Frari con ancora impressi i numeri romani per montarli nella corretta sequenza.
 
Murano, ponte di sacca Serenella, mancorrente.
 

 

 
Da: Il Gazzettino 12-3-2010

Venezia. Ponte di Calatrava, inchiesta
archiviata: no reato ma «dilettantismo»

Il Pm: «Gravissimi errori» e poi ipotizza «tacito accordo»
tra Comune e architetto per far apparire l'opera «conveniente»

VENEZIA (12 marzo) - Archiviata l'inchiesta sul discusso Ponte di Calatrava: nessun reato commesso. Il Gip Giandomenico Gallo ha accolto la richiesta del Procuratore aggiunto Carlo Nordio, per il quale c'è stato «dilettantismo» e una «radicale incapacità di comprendere la complessità tecnica inerente ad un'opera così ambiziosa».
Dopo quasi due anni di indagini sulla costruzione del quarto ponte sul Canal Grande progettato dall'architetto spagnolo Santiago Calatrava non sono emersi reati a carico dei due tecnici comunali indagati per abuso di ufficio - gli ingegneri Salvatore Vento e Giuseppe Scibilia - ma nella sua richiesta di archiviazione il Pm Carlo Nordio, pur non formulando nessun rilievo penale, esprime però pesanti critiche.

Il magistrato dell'accusa ritiene infatti che siano stati compiuti «gravissimi errori», parla di «dilettantismo», di un «approccio semplicista e sbrigativo» e, a proposito della vicenda dell'accesso dei disabili» di «rozza noncuranza sconfinante nel cinismo».

Secondo il Pm, tutti i protagonisti di questa vicenda avrebbero infatti manifestato «un'imperturbabile neutralità nei confronti dei soggetti più deboli» con la scelta di privilegiare «considerazioni di ordine estetico» rispetto alle esigenze dei disabili.

Errori e anomalie, per il magistrato, nella fase progettuale, esecutiva e nello stesso bando che avrebbero portato alla dilatazione dei tempi di realizzazione e dei costi. Il Procuratore aggiunto arriva inoltre ad ipotizzare un «tacito accordo tra il committente (il Comune) e l'arch. Calatrava per far apparire economicamente conveniente un'opera in realtà complessa e costosa».

 

 

Il Gazzettino 13 3 2010

«Con Calatrava siamo amici Ha regalato alla città il progetto L’opera si può fare già domani Costerà circa 4 miliardi di lire» Massimo Cacciari

 
 

Innanzitutto vanno sfatati due "miti veneziani": Santiago Calatrava non ha disegnato alcuno "schizzo" prima di ipotizzare il "quarto ponte" sul Canal Grande e non ha donato un bel nulla. E come si deve in un’estenuante "telenovela" ci sono torti e ragioni e di mezzo c’è un «ceto accademico» che ci ha messo un carico da novanta.
      IL RUOLO DELLO IUAV - E a prescindere da tutto è necessario tener presente che, - nero su bianco - è innanzitutto il Piano regolatore generale per il Centro storico ad avere la "primogenitura" per un nuovo ponte sul Canal Grande all’altezza di Piazzale Roma. E si parte proprio da quel momento: 1996. A fare il primo passo ci pensa lo Iuav, attraverso uno storico docente, Francesco Dal Co, che, cogliendo al volo l’opportunità e conoscendo le capacità di Calatrava decide di contattarlo per un’ipotesi di progetto. Detto fatto, l’architetto spagnolo non se lo fa ripetere due volte e butta giù - nel senso letterale del termine - un plastico di un ponte ad una arcata simile in tutto e per tutto con quello attuale.
      IL PLASTICO - Il progetto, passa di mano in mano, tra assessori della giunta, il sindaco Cacciari e poi si avvia verso una formalizzazione. Pacca sulla spalla in più e in meno, Calatrava va avanti tanto che il "plastico" finisce in esposizione nell’ex Spazio Olivetti in Piazza San Marco. Da quel momento diventa un obiettivo da raggiungere e da condividere. A tutto ciò si aggiunge anche il parere di massima favorevole della Salvaguardia. Sempre sotto la seconda giunta Cacciari, il consiglio comunale inserisce il "ponte" tra gli interventi finanziati con legge speciale e poi approva il progetto preliminare (quasi 4 milioni di euro). Intanto Calatrava ottiene l’incarico per la progettazione definitiva. Insomma, il "plastico" prende forma. Nel frattempo l’architetto inanella il suo contratto (336 mila euro). «É una sorta di evento culturale - ricorda l’ex assessore all’Urbanistica, Roberto D’Agostino - E non c’è fino a questo momento nulla di male. É un iter come tanti altri. E non mi scandalizzerei della "parcella". Archistar come Calatrava prendono il 10-12 per cento sulle opere che realizzano. Dove si è sbagliato è stato nella elaborazione della gara d’appalto. Se ne scelse una "generica" anziché calibrare il tutto secondo un progetto straordinario. Ed è lì che si sbagliò». E intanto i conti lievitano da 4 a 10 milioni di euro.
      ERRORI & SOTTOVALUTAZIONI - «Si scelse - aggiunge D’Agostino - peraltro di affidare la direzione lavori non a Calatrava che ne sarebbe stato responsabile, ma Ca’ Farsetti decise di fare in casa». Altro giro, altra corsa. Cacciari non si ricandida. Tocca alla giunta Costa portare avanti il progetto avendolo ereditato dal sindaco-filosofo: «Ci trovammo nella condizione - dice l’ex sindaco Costa - di trovare il denaro per la realizzazione. Fu una fatica improba». Ma si va avanti.
      LA PATATA BOLLENTE - «A complicare le cose - aggiunge l’ex assessore ai Lavori pubblici nella giunta Costa, Marco Corsini - non c’era solo il progetto in se stesso, ma anche il fatto che le ditte che stavano operando per realizzare il ponte erano entrate in sofferenza. Pur preparate, si trovavano di fronte a "scogli" continui tanto che furono necessarie cinque varianti in corso d’opera per "trasferire" il ponte dalla progettazione su carta alla realtà. Il progetto era difficile, era un prototipo. E poi arrivò anche la questione delle barriere architettoniche. Prima si scartò l’idea del servoscala laterale, poi si optò, sotto la giunta Costa, per un’ovovia. Ma stiamo ancora aspettandola, per quanto mi risulti». Già, il collegamento per gli handicappati.
      L’OVETTO DOVE LO METTO - Al di là delle proteste, alcune delle quali camuffate per interessi politici contrapposti alla giunta Costa e poi quella Cacciari, l’ovovia è ancora in fase di montaggio e probabilmente lo resterà per molti mesi ancora. Del resto chi prenderebbe oggigiorno un "ovetto" per passare da una parte all’altra del Canal Grande all’altezza di Piazzale Roma? Forse qualche turista incuriosito. I disabili si servirebbero del vaporetto per andare a Santa Lucia. Già, proprio come aveva detto Enzo Cucciniello, massimo esperto di eliminazione di barriere architettoniche a Venezia: «L’ovovia non servirà a nulla». Concetto ripreso paro paro anche da Calatrava interpellato in materia. «Ho a cuore la lotta alle barriere, ma credo che per un disabile sarebbe meglio il vaporetto. Del resto anche se avessi due valigie pesanti non andrei a piedi lungo il ponte, ma prenderei il battello». Chiaro no?

Paolo Navarro Dina

 
E le motivazioni sull’archiviazione dell’inchiesta sul presunto abuso di ufficio legato al ponte di Calatrava redatte dal Procuratore aggiunto Carlo Nordio hanno infiammato il clima politico. Dal canto suo, l’assessore ai Lavori pubblici per Venezia, Mara Rumiz chiarisce: «Ho chiesto all’Avvocatura civica - dice - di avere al più presto le motivazioni dell’archiviazione. Purtroppo in un primo momento è stata sottovalutata la complessità dell’opera ed è stato sottostimato l’impegno finanziario. E ne è un caso sintomatico anche il mancato completamento dell’ovovia. L’opera è stata comunque portata a termine come la si voleva». Ed è soprattutto il centrodestra a scendere in campo con i suoi esponenti dando fuoco alle polveri. Ad aprire le danze ci pensa Michele Zuin (Pdl): «Questa faccenda - dice - rappresenta una pagina nera per la nostra citta. Della figura di Calatrava c’eravamo già fatti una certa idea, ora abbiamo ulteriori conferme. Ci era stato detto che tutto si era basato su uno schizzo e che l’opera era stata donata. Da quello che abbiamo letto non è stato proprio così». E anche Pietro Bortoluzzi, consigliere provinciale Pdl scende in campo. «Le motivazioni per l'archiviazione del "caso-Calatrava" suonano in realtà come una durissima condanna morale e politica per le giunte Costa e Cacciari, per alcuni importanti dirigenti della macchina comunale veneziana, e anche per l'illustre architetto Santiago Calatrava, che con la sua anomala "donazione" ha di fatto posto le basi per un suo successivo incarico prestigioso e ben retribuito"». E interviene anche l’assessore provinciale alla Cultura e candidato Pdl in Comune, Raffaele Speranzon: «Il Comune ha mostrato tutta la sua incapacità di governare, il suo dilettantismo, il suo cinismo verso le esigenze dei disabili, la sua dabbenaggine di fronte a una lievitazione dei costi del 75 per cento che ha favorito solo Santiago Calatrava».
 
 

 

 

 

: penzo.gilberto